Silvestro Lega L'opera completa

L'edizione a stampa del catalogo dell'opera di Silvestro Lega risale al 1987 (Giunti, Firenze): un progetto maturato di riflesso al nuovo interesse sviluppatosi nel dopoguerra attorno alla figura dell'artista di Modigliana, confermato dalla mostra dedicatagli da Dario Durbé nel 1973 all'Archiginnasio di Bologna. In considerazione di un impegno che non conosceva eguali nella bibliografia macchiaiola, il catalogo Giunti tendeva a proporsi, in modo forse un po' pretenzioso, come "opera completa".

La convinzione era che, con l'elencazione nel secondo tomo di un cospicuo numero di "opere non rintracciate", circa cinquanta, si fossero create le premesse per un censimento esaustivo. Ad un trentennio di distanza, pur mancando all'appello alcuni dipinti capitali, possiamo dire che l'obiettivo, almeno in parte, sia stato raggiunto. L'emersione di altri quadri registrati in quella sezione, grazie anche alla capillare ricerca condotta dall'Istituto Matteucci nelle collezioni private e nell'ambito del mercato, ha indubbiamente contribuito a confermare Lega come uno dei protagonisti della pittura del suo tempo. Si è altresì meglio delineata l'immagine di un artista affatto prolifico, lontano, soprattutto nella fase di Piagentina e per l'intero decennio Sessanta, dal dinamico modus operandi di un Signorini o di un Fattori.

Un apporto significativo al Catalogo è stato offerto dalla mostra Silvestro Lega. Storia di un'anima, condivisa con Silvio Balloni alla Fondazione Matteucci per l'Arte Moderna (2015). Essa ha avuto, tra l'altro, il merito di riportare alla luce il singolare ciclo di ritratti eseguiti tra la metà degli anni Cinquanta e gli inizi del decennio Settanta per conto della nobile famiglia Fabbroni di Tredozio, oltre a far conoscere lavori fondamentali quali Tiziano e Irene di Spilimbergo, di un rigore ancora mussiniano, la prima versione della Visita alla balia e Il cuoco, non più visto dall'Esposizione Universale di Parigi del 1878.

Recuperi senz'altro preziosi, il cui rilievo concorre a far guardare al Catalogo come ad un puntuale censimento del corpus di una delle maggior personalità del movimento macchiaiolo.

Giuliano Matteucci